La nostra storia

L′Azienda Agricola Podere La Madia é una piccola azienda a gestione e conduzione strettamente familiare collocata sulla strada Setteponti Ponente, alle pendici del Pratomagno, nel Comune di Loro Ciuffenna ( AR).

Con circa 6 ettari di terreni, produciamo olio extravergine di oliva, vino e legumi tipici del nostro territorio. La responsabile, titolare e conduttrice, dell'azienda è Lucia con la quale collaborano il marito Carlo e il figlio Giacomo.

Il tutto ha inizio nel 1996 con l'acquisto del primo terreno dotato di circa 150 alberi di olivo. Da qui sono partite tutte le esperienze che abbiamo fatto nella conduzione di una oliveta. Successivamente abbiamo deciso di ampliare l′azienda acquisendo altri terreni, sempre impiantati ad oliveta e al cui interno era compreso anche un piccolo vigneto.

In questi anni la conduzione è sempre stata attenta a rispettare criteri di concimazione e trattamenti rispondenti ai dettami del biologico, quindi non abbiamo mai fatto uso di concimazioni chimiche o trattamenti chimici per la difesa degli olivi dai "parassiti".
La svolta

Ma Giacomo, il figlio, è cresciuto, è diventato sommelier, è diventato padre di Mario, ha creato la sua famiglia e porta con se una serie di valori e concetti che, inizialmente, sono sembrati stravolgere il tutto ma che invece sono stati profondamente compresi in famiglia e ben accettati, condivisi e sostenuti.

Il primo concetto che Giacomo afferma è che noi siamo proprietari di niente in quanto gli olivi e le piante che abbiamo sui nostri terreni sono stati in buona parte impiantati molti anni prima di noi, alcuni addirittura nel 1800 e gli stessi saranno presenti per molti anni dopo di noi, quindi noi possiamo solo essere dei buoni custodi di un patrimonio naturale che consegneremo ad altri dopo di noi. Solo la natura è l’unica proprietaria di se stessa, prima di noi, con noi e dopo di noi. Noi sulla natura e sulle sue forze non abbiamo alcun potere ma abbiamo dei doveri.

Noi dobbiamo essere rispettosi delle nostre piante, dobbiamo tenerle in equilibrio in un contesto che vede coinvolte creature animali, vegetali, aria, pioggia e sole. Le nostre piante hanno il diritto di vivere in simbiosi tra di loro e di essere inserite in un contesto il più naturale possibile e noi non dobbiamo in alcun modo avvelenare il loro mondo, il loro habitat.

Il secondo concetto di Giacomo è la scelta, molto consapevole, di vivere Vegan. Scelta forte, che inizialmente richiede delle riflessioni importanti ma che poi tutta la famiglia ha pienamente condiviso. Il piccolo, meraviglioso Mario, grazie ai suoi genitori, ha avuto l’opportunità di crescere Vegan fin dal primo giorno della sua vita. Sta crescendo un bambino forte, energico, sano, intelligente e simpaticissimo.

Ma scegliere di vivere Vegan comporta una revisione totale dei propri comportamenti e della propria attività, non si tratta solo di una scelta alimentare, anzi la scelta alimentare forse è solo la parte più evidente e visibile ma quello che è cambiato in tutti noi è il rapporto con la natura che ci circonda. Ripeto che fino dall'inizio della nostra attività abbiamo fatto molta attenzione ai criteri della agricoltura a conduzione biologica ma poi, con la scelta Vegan, abbiamo compreso che per noi il biologico non era più sufficiente, dovevamo andare oltre, dovevamo rivedere molte cose pur se rispettose del metodo biologico. Se rispettiamo gli animali, se non gli vogliamo sfruttati, riempiti di farmaci per favorirne la crescita forzata, macellati e/o uccisi in caso di malattie, potevamo accettare di utilizzare concimi organici a base di stallatico ove in qualche caso erano presenti “ farine di carcasse animali” ? Non ne abbiamo mai fatto uso ma purtroppo esistono in commercio questi prodotti, anche dotati di certificazioni biologiche.

Su molti concimi organici non è facile avere la certezza dell’esatto contenuto. Ma se non vogliamo lo sfruttamento forzato degli animali è poi giusto utilizzarne lo stallatico, prodotto da allevamenti intensivi e forzati, come concime per le piante? Esistono concimi in commercio ricavati da scarti di lavorazione di cuoio e pellami animali, vengono utilizzati in quanto molto ricchi di azoto e altri residui della conciatura, é giusto farne uso?

Esistono anche ottimi concimi organici, certificati biologici ma con alta percentuale di guano importato da paesi del sud America: è eticamente corretto farne uso sapendo che ciò implica enormi consumi energetici per il trasporto? E poi quale relazione esistenziale può esserci tra un terreno nel Valdarno Superiore e il guano prodotto con escrementi di uccelli marini del Sud America? Come è possibile parlare di terroir assaggiando un olio o un vino? Siamo dunque coscienti che sono disponibili tanti concimi organici, ottimi, ma non sono più compatibili con la nostra etica aziendale e di prodotto. Abbiamo preso le nostre decisioni e abbiamo deciso di incrementare il metodo di concimazione basato sul sovescio di leguminose, crucifere e altri vegetali allo scopo seminati a turnazione nei nostri terreni. Abbiamo ritenuto che la nostra azienda doveva creare un proprio equilibrio armonico e autonomo senza apportare concimazioni basate su componenti che le erano estranei. Come un bosco si autoalimenta e autofertilizza in piena autonomia senza apporto di elementi estranei vogliamo che lo stesso avvenga all’interno della nostra azienda dove deve essere la forza della natura a prevalere.

Tutti gli anni, in zone diverse della azienda a seconda della necessità, si procede alla semina di favino, lupino, erba medica, trifoglio, ecc. oltre a triturare e restituire al suolo tutte le ramaglie delle potature sia delle viti che degli olivi. Con questo metodo il suolo si arricchisce di humus, torna ad essere vivo, si riempie di forme di vita e le piante utilizzano le proprie radici per estrarre le sostanze nutritive di cui abbisognano per la loro crescita.

Le coccinelle

Nel nostro vigneto, nelle olivete e nell’orto abbiamo una presenza importante di coccinelle a dimostrazione dell’equilibrio ambientale che si è mantenuto e sviluppato con la nostra conduzione. La coccinella è quindi diventato il nostro animale portafortuna che abbiamo riprodotto anche sulle etichette dei nostri prodotti.
Ovviamente la nostra scelta presenta anche degli aspetti impegnativi da non sottovalutare. Abbandonando i prodotti che l’industria della fertilizzazione e della chimica propone agli agricoltori occorre tornare molto indietro nel tempo e riscoprire metodi di conduzione che si sono quasi estinti, solo qualche raro, anziano, agricoltore, se dovutamente stimolato, riesce a ricordare pratiche agronomiche utilizzate prima del secondo conflitto mondiale.
Questo evento bellico è infatti il punto di rottura tra la vecchia agricoltura veramente naturale e l'avvento della industria chimica nel mondo agricolo con soluzioni pronte all′uso che sembravano rendere facile la vita dell’agricoltore ma che invece hanno impoverito i nostri terreni.

Vigneto

Con le nostre scelte di conduzione aziendale, nel vigneto, disposto su terrazzamenti e alternato con l’oliveta, la quantità di lavoro è notevolmente aumentata, non si tratta di nulla di sconvolgente ma dobbiamo sempre essere presenti e seguire la crescita del vigneto con cura settimanale. La lavorazione manuale, primaverile, sul filare per eliminare le erbe, la defogliazione sempre manuale, più volte, progressivamente ed eliminando solo una o due foglie per passaggio al fine di garantire la massima circolazione di aria all’interno per evitare la formazione di muffe e il conseguente impiego di trattamenti antimuffa ( purtroppo largamente usati ), orientare manualmente lo sviluppo dei tralci al fine di aumentare la parete fogliare e ottenere la massima capacità di assorbire le radiazioni solari per favorire lo sviluppo di zuccheri negli acini dei grappoli.
Grazie al grande lavoro svolto nel vigneto la nostra uva si presenta ben sana alla vendemmia e la stessa viene raccolta manualmente, deposta in piccole cassette per evitarne lo schiacciamento e trasportata intatta in cantina nel minor tempo possibile. Grazie a ciò siamo in grado di usare anidride solforosa in bassissimi dosaggi, ai limiti minimi consentiti per legge.

Il nostro vino lo si produce nel vigneto, in cantina si attuano solo le procedure atte a garantire il suo affinamento e niente altro. Non effettuiamo nessuna chiarifica con sostanze di origine animale ( no albumina , no caseina, no sangue di bue, ecc.), per noi la chiarifica del vino è un processo naturale che si ottiene solo con il tempo, con l’azione del freddo invernale e con molti e frequenti travasi per mantenere il vino sempre pulito e mai in contatto con i propri naturali depositi che vengono periodicamente eliminati.

L’oliveta

Con oltre 2.000 piante di olivo in produzione, di cui un 50% di cultivar Moraiolo, un 38% di cultivar Frantoio, un 5% di cultivar Leccino e per il rimanente composto da vecchie cultivar autoctone del Valdarno Superiore, tutte disposte su terrazzamenti ad oltre 400 m/slm ove l′impiego di mezzi meccanici risulta difficile, il carico di lavoro richiesto è notevole. Nel periodo di febbraio, marzo e aprile si procede alla potatura e alla trinciatura delle ramaglie prodotte, nei mesi di maggio e giugno si sfalcia l'erba dalle scarpate e da sotto le piante. Un secondo passaggio per sfalcio dell′erba si svolge nel mese di ottobre al fine di ripulire il terreno e rendere più agevole la successiva raccolta delle olive che avviene nel mese di novembre in maniera manuale.
Le olive raccolte vengono poste in piccole cassette per il trasporto e sottoposte a molitura ed estrazione, a freddo, dell'olio entro 24 ore dalla raccolta al fine di evitare l′avvio di processi fermentativi successivi al distacco delle drupe dalle piante. Con la molitura di drupe integre, appena raccolte si ottiene un prodotto di eccellente livello qualitativo ricco di profumi ed aromi e con una acidità molto bassa, sempre inferiore allo 0,2%.


I fagioli zolfini


Prodotto tipico della nostra zona richiede delle attenzioni particolari, da noi ma soprattutto da Madre Natura a cui viene affidato al momento della semina. Necessita di un terreno fine, non argilloso, nel quale viene seminato nel 100° giorno dell’anno. Da quel momento il nostro contributo alla sua crescita è nullo, solo la natura, con il suo clima decide della sua sorte e della sua crescita.
Pianta debole, esile, incontra molte difficoltà per la sua nascita e se piove nel periodo successivo alla semina il terreno si indurisce e lui non ha la forza per nascere.
Occorre che il clima sia clemente e che la pioggia arrivi solo dopo che lo stesso è nato, solo così si perviene al raccolto, diversamente con il clima avverso si ha la perdita del seme deposto nel terreno.
Se la nascita avviene regolarmente il nostro lavoro consiste nel contenere manualmente la crescita delle altre erbe almeno fino a quando le nostre esili piantine non siano cresciute a sufficienza.
Ad agosto raccogliamo i fagioli direttamente dalle piante lasciando le stesse nel terreno ove avranno svolto anche il loro ruolo di apportare azoto e lavorato lo strato interrato grazie alle loro piccole radici. Noi non apportiamo nessuna concimazione al terreno ne prima della semina e neanche dopo la nascita e crescita delle piantine del fagiolo zolfino.
Azienda Agricola Podere La Madia - Via Setteponti Ponente 66/B Loc. Malva - Loro Ciuffennna (AR) - email: info@poderelamadia.com